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Etnoarcheologia ed Etnostoria

Etnoarcheologia ed Etnostoria sono parte integrante della storia della Missione, sin dai suoi albori. Più recentemente, negli anni ’90, l’attenzione etnoarcheologica era particolarmente focalizzata sugli aspetti formativi dei depositi archeologici, e nello specifico in relazione ai problemi di identificazione e visibilità degli insediamenti pastorali.

Dal 2005, alcuni dati etnostorici ed etnoarcheologici raccolti nel corso delle campagne del 2003 e 2004 cominciano ad essere studiati sistematicamente, e divengono parte organica ed operativa della Missione. In questo senso, Etnoarcheologia ed Etnostoria possono essere considerate come l’esito naturale della lunga tradizione di ricerca archeologica italiana nel Fezzan.

Oltre al puro interesse scientifico è la situazione attuale a chiedere agli archeologi che lavorano nella zona un impegno a trecentosessanta gradi. Occuparsi del presente (in senso lato) può contribuire a fondere conoscenza locale ed altra, nonché ad innalzare il grado di consapevolezza nei riguardi dell’ambiente inteso come contesto ecologico e culturale.


Etnoarcheologia

Questa disciplina fa parte della categoria degli studi antropologici finalizzati al reperimento di materiale etnografico per l’archeologia.
Secondo Kramer (1996) l’etnoarcheologia può essere definita come “ricerca etnografica di terreno effettuata con l’obiettivo esplicito di affinare la ricerca archeologica documentando aspetti del comportamento umano suscettibili di lasciare tracce individuabili nel record archeologico”. 

In una prospettiva più ampia, l’etnoarcheologia può giocare un ruolo determinante nella comprensione delle relazioni tra uomo, risorse ed ambiente, e della forma che queste assumono nello spazio.


Il Progetto

Dopo oltre cinquant’anni di ricerche orientate verso il passato dell’area, le attività della Missione si rivolgono allo studio delle comunità che attualmente vivono nel Tadrart Acacus. Il progetto vuole individuare le caratteristiche salienti dei pastori Kel Tadrart – un gruppo di allevatori di etnia Tuareg che abita l’Acacus – al fine di produrre modelli di confronto alla ricerca archeologica indirizzata verso le società di allevatori del passato.

Il clima dell’area in studio è iperarido, con precipitazioni annue molto ridotte (< ca 30mm). Il lavoro di terreno ha gia permesso una quantificazione preliminare della presenza dei Tuareg nell’area, che conta meno di 10 famiglie, composte ciascuna da circa 5 individui. Essi possiedono capre e pecore, più raramente cammelli, ed hanno accesso ai mercati situati nelle vicine città di Ghat ed Al-Awainat.
Il turismo rappresenta una crescente fonte di reddito ma l’allevamento rimane l’attività principale per chi risiede nelle valli del Tadrart Acacus. Alcuni insediamenti utilizzati durante la stagione secca sono stati individuati ed analizzati, evidenziando differenze nella tipologia di sito selezionata, architettura, disposizione delle strutture ed altro.

Questa eterogeneità genera argomenti circa la variabilità delle scelte effettuate presso la medesima comunità, suscettibili di essere esplorate dalla prospettiva di chi le ha operate, in opposizione a quella del ricercatore. Gli scopi principali del progetto sono:

Alcuni insediamenti della stagione secca

Gestione degli animali presso l’insediamento

  • individuazione e mappatura di tutti gli insediamenti e le loro strutture
  • individuazione delle maggiori direttrici di transumanza
  • indagine dei processi di scelta riferiti ai movimenti stagionali, ai modelli insediativi e all’architettura
  • indagine della percezione locale dell’ambiente, delle risorse naturali, del turismo e dello sfruttamento petrolifero
  • costruzione di modelli generali di sfruttamento del territorio
  • analisi dei processi formativi dei siti archeologici.

 

Veduta d’insieme di un insediamento
della stagione secca

 

Struttura abitativa in materiale vegetale

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Etnostoria

A fianco delle informazioni raccolte mediante interviste e grazie alle limitate fonti scritte, questo segmento di ricerca propone un’archeologia del recente passato.

Evidenze tangibili dell’attività umana contemporanea costituiscono il correlato materiale delle fonti orali e scritte che raccontano degli ultimi decenni dell’area. Stalle, recinti, resti di abitazioni, selle, contenitori, trappole per animali selvatici e vari manufatti possono essere trovati nelle grotte e nei ripari dell’Acacus.

La gente del posto è di solito in grado di riconoscere e ricordare il “proprietario” o il “fruitore” di molte di tali strutture. Lungo alcune valli queste evidenze sono state mappate, registrando l’intensità della frequentazione umana. Gli obiettivi principali del progetto sono:


Il Progetto

A fianco delle informazioni raccolte mediante interviste e grazie alle limitate fonti scritte, questo segmento di ricerca propone un’archeologia del recente passato.

Evidenze tangibili dell’attività umana contemporanea costituiscono il correlato materiale delle fonti orali e scritte che raccontano degli ultimi decenni dell’area. Stalle, recinti, resti di abitazioni, selle, contenitori, trappole per animali selvatici e vari manufatti possono essere trovati nelle grotte e nei ripari dell’Acacus.

La gente del posto è di solito in grado di riconoscere e ricordare il “proprietario” o il “fruitore” di molte di tali strutture. Lungo alcune valli queste evidenze sono state mappate, registrando l’intensità della frequentazione umana. Gli obiettivi principali del progetto sono:

  • analisi della percezione locale del tempo e degli eventi passati
  • allargamento della base dati sul terreno
  • analisi delle risposte culturali odierne e del recente passato agli eventi, al clima, alla disponibilità di risorse.
  • costruzione di modelli generali di sfruttamento del territorio analisi dei processi formativi dei siti archeologici.

 

Insediamento abbandonato

Recinti abbandonati per giovani caprovini

Elementi abbandonati di trappola
per catturare il muflone selvatico

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