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Fig. 1 - Scavi a Uan Muhuggiag H2,
circa
Fig. 2 - Ceramica di fase Early Pastoral |
Già con le prime ricerche, Fabrizio Mori aveva posto la sua attenzione sulle origini del pastoralismo in queste regioni sahariane. Le scoperte avvenute intorno al 1960, in particolare durante gli scavi nel riparo di Uan Muhuggiag, misero in evidenza l’esistenza di una società pastorale basata sull’allevamento di bovini domestici, in epoche molto più antiche di quanto allora ipotizzato (Fig. 1). Da allora, altri siti quali Uan Telocat e Uan Tabu, restituirono resti di bovini domestici datati a oltre 6000 anni fa. Sulla base di queste scoperte Mori ipotizzò per i massicci centrali sahariani l’esistenza di un focus autonomo di domesticazione del bovino selvatico. Successive ricerche, in particolare quelle di Salvatore Puglisi e Barbara Barich, a Ti-n-Thora e di nuovo a Uan Muhuggiag, evidenziarono come tale antichità non fosse confermata, pur mantenendo l’idea di un processo di evoluzione locale. Negli ultimi anni, la ripresa di scavi archeologici in diversi siti
(Uan Afuda, Uan Tabu, Uan Telokat, Tadrak) e l’allargamento della base
regionale di ricerca hanno permesso di stabilire come effettivamente
si debbano ripensare le modalità di affermazione dell’allevamento
bovino. |
Se da un lato si deve sottolineare una sorta di continuità insediativa
tra gli ultimi cacciatori-raccoglitori Late Acacus e i primi siti con evidenza
di economia di produzione, è vero però che dobbiamo riscontrare
degli importanti cambiamenti nella cultura materiale, in particolare la decorazione
sui contenitori ceramici, ma anche nella tecnologia di manifattura e nelle
caratteristiche formali (Fig. 2). Anche l’industria litica, in particolare
per le modalità di approvvigionamento e di circolazione della materia
prima, vede importanti cambiamenti, che sembrano indicare una profonda discontinuità tra
i primi pastori e la fase precedente. Di notevole interesse, anche la fauna
indica un cambiamento brusco, con diverse specie introdotte nella base di sussistenza,
prima assenti.
La prospettiva che sembra emergere, quindi, è di un’introduzione
da zone limitrofe – probabilmente il Sahara egiziano – di stock
domestici, in relazione a movimenti transumanti di gruppi di pastori, obbligati
da una crescente aridità a muoversi alla continua ricerca di acqua e
pascoli.
Fig. 3 - Curva delle datazioni
Fig. 4 - Articolazione interna |
Sulla base di centinaia di datazioni radiometriche effettuate negli ultimi 15 anni, è possibile osservare la presenza nella curva di uno iato significativo tra circa 6400 e 6100 anni dal presente (Fig. 3). Molte indicazioni paleoambientali suggeriscono per quell’intervallo un brusco cambiamento climatico, di breve durata ma assai drammatica durezza. Solo a partire da circa 6000 anni da oggi abbiamo evidenze generalizzate di un miglioramento climatico, che favorirà l’affermazione di una straordinaria civiltà pastorale, testimoniata in particolare dalla stupefacente arte rupestre. L’organizzazione di questi gruppi è assai diversa, caratterizzata da una più articolata base di sussistenza, da un mutato sistema insediativo, da una più ricca cultura materiale e, infine, nei rituali funerari. Osserviamo per questi gruppi una organizzazione semi-permanente nelle aree pianeggianti, lungo le antiche sponde dei bacini lacustri, con insediamenti ampi e articolati (Fig. 4). I siti di montagna sono utilizzati durante la stagione secca (inverno-primavera), generalmente come ripari specializzati per lo stallatico di animali, in particolare ovicaprini. |
Questo genere di organizzazione trova riscontro nella modellistica antropologica, e può essere interpretato come una forma di transumanza verticale stagionale (montagna-pianura), orientata da est (le zone dunari del Uan Kasa) verso ovest (le valli montane dell’Acacus). È verosimile che durante la stagione secca solamente una porzione del gruppo, con una parte degli armenti, si muovesse verso la montagna. I bovini, di cui troviamo resti abbondanti nei siti di pianura e solo scarsi in quelli di montagna, venivano probabilmente sfruttati per i loro prodotti secondari, in particolare sangue e latte. Siamo quindi di fronte alla nascita del pastoralismo africano cosi come lo conosciamo oggi, che affonda le proprie radici nella più remota preistoria, e dimostra le ragioni di una così eccellente forma di adattamento agli ambienti di savana, durato per millenni.
Fig. 5 - Il cranio della mummietta di Uan
Fig. 6 - Raffigurazioni umane di stile Pastorale, |
Non vi è dubbio che il Pastorale Medio sia un periodo di straordinaria ‘ricchezza’: registriamo un forte incremento del numero dei siti, verosimilmente in relazione ad un incremento demografico; una articolata organizzazione economica, come evidente dalle forme di approvvigionamento della materia prima, che viaggia per decine, talora centinaia di chilometri; una sfaccettata serie di rituali funerari, che variano dalle sepolture singole a multiple, con i primi esperimenti di mummificazione intenzionale, come la straordinaria mummietta di Uan Muhuggiag scoperta da Mori nel 1959 (Fig. 5). Tutti questi elementi concorrono a definire una società composita, probabilmente il frutto di mescolamenti e relazioni con regioni limitrofe: anche l’arte rupestre, seppur con cautela, sembra indicare una mescolanza di ‘razze’, con raffigurazioni di individui con caratteri ‘negroidi’, ma anche con personaggi ‘mediterranidi’ o ‘nilotici’ (Fig. 6). |
A partire da circa 5100 anni dal presente, la ricerca geoarcheologica e paleoclimatica indica un drammatico incremento delle condizioni aride. Anche in questo caso tale fenomeno ha scala globale, ma gli effetti locali sono ben evidenti nel brusco abbassamento dei laghi, fino alla loro completa essiccazione. In queste condizioni la sicurezza del cibo non può essere garantita dall’allevamento dei bovini, che necessitano di bere ogni giorno (in condizioni assai critiche è possibile arrivare a bere solo ogni 3 giorni, ma con conseguenze marcate sulla resa di latte), ma da animali più resistenti. Si spiega cosi il formidabile incremento degli ovicaprini, che divengono sostanzialmente la risorsa alimentare principale.
Le difficili condizioni climatiche vengono fronteggiate dai pastori con una diversa organizzazione economica, e con un differente sistema insediativo: archeologicamente, è possibile osservare come la sostanziale unitarietà del Pastorale Medio si frantumi in una serie di adattamenti regionali, che non sembra azzardato interpretare come l’evidenza di una prima frammentazione ‘etnica’. Un sistema archeologicamente identificato vede la nascita di un pastoralismo nomade specializzato, basato pressoché esclusivamente sullo sfruttamento delle capre. Gli insediamenti di questi pastori nomadi sono modesti accampamenti nelle aree di pianura (probabilmente durante la stagione estiva) distribuiti su un areale vastissimo: le distese dunari dell’Erg Uan Kasa dell’Edeyen di Murzuq. Nelle montagne, sia nell’Acacus che nel Messak, registriamo la presenza di centinaia di siti caratterizzati dalla presenza di spessi strati di stallatico (dung): analisi geoarcheologiche, pedologiche, e paleobotaniche hanno dimostrato come questi strati siano la testimonianza di stalle per capre, utilizzate durante la stagione invernale (Fig. 7).
Il sistema nel suo complesso
può quindi essere considerato una forma di pastoralismo nomade,
basato su una mobilità annuale, legata al continuo spostamento
per ottenere pascoli e acqua. L’enorme scala di questo nomadismo
monospecifico – che diverrà in seguito il nomadismo di ambiente
desertico così come lo conosciamo oggi – si evince archeologicamente
analizzando i manufatti di origine esotica, come i coltelli pre-dinastici,
alcuni repertori ceramici non presenti in precedenti periodi, l’uso
di rocce la cui origine è assai distante. |
Fig. 7 - Livelli Tardo Pastorali di stallatico |
Fig. 8 - Tumuli Funerari del Pastorale Tardo
Fig. 9 - Strumenti litici probabilmente usati
per |
Nelle grandi valli fluviali, come lo Wadi Tanezzuft, si concentrano le residue risorse idriche, dando luogo a vere e proprie oasi. In queste regioni, dove l’accesso ed il controllo delle risorse è chiaramente un fattore critico, assistiamo ad un diverso sviluppo delle società pastorali, con le prime forme di stratificazione sociale evidenziate in particolare dalla ‘nascita’ di un’architettura funeraria di tipo megalitico: tumuli, piattaforme, ed altri monumenti in pietra a secco rappresentano un’evidente forma di gerarchizzazione nell’organizzazione sociale di queste comunità di oasi (Fig. 8). Questi insediamenti, concentrati prevalentemente nel Tanezzuft centro-settentrioanale, manifestano un livello di densità assai alto, ma non modifiche sostanziali nella loro articolazione. Si tratta di ampi siti, con decine, talora centinaia di focolari, e frammenti di ceramica non decorata (o con decorazioni sulla sola parte superiore del vaso, spesso incise). Registriamo in questi siti una forte enfasi verso manufatti litici che si possono in qualche modo collegare ad attività di coltivazione (Fig. 9); studi pedologici e micromorfologici di alcuni suoli dimostrano come in questa fase siano effettivamente presenti forme di lavorazione del terreno: le indagini paleobotaniche, però, ancora non forniscono elementi critici in questo senso per poter dimostrare l’esistenza di una vera e propria attività agricola. |
È doveroso però sottolineare come questa fase sia nota solo superficialmente da un punto di vista insediativo, mentre ben più nota è la dimensione funeraria.
In termini generali, deve essere comunque sottolineato come il tipo di organizzazione sociale ed economica dei gruppi Tardo Pastorali del Tanezzuft possa aver prodotto, sul lungo periodo, effetti devastanti sulle risorse disponibili.
Elevata densità insediativa, ipersfruttamento dei pascoli, e limitata disponibilità di risorse idriche sono elementi da considerare come fonti possibili di competizione e stress all’interno dei gruppi umani. Come detto, l’archeologia funeraria esprime evidenti forme di stratificazione sociale: è di notevole interesse notare però come l’inizio di questo processo sia caraterizzato, intorno ai 4500 anni dal presente, da sepolture singole di individui adulti di sesso maschile (Fig. 10), probabilmente segno di segmentazione in atto della struttura sociale. |
Fig. 10 - La tomba di Aghelachem, datata circa 4300 bp |
Durante il Pastorale Finale, ancora nebulosa come documentazione archeologica, assistiamo ad un formidabile incremento del numero dei monumenti funerari, e degli individui ivi sepolti: non si tratta più di tombe singole, ma di vere e proprie sepolture collettive, non riservate ad un segmento esclusivo della società, ma ad una porzione della società tutta, possibili elités di un sistema stratificato. Questo processo spiegherebbe la presenza di donne e uomini adulti, ma anche ragazzi e bambini, all’interno di un particolare rituale funerario, che si rivolge solo ad una porzione dei gruppi sociali delle oasi. Stime paleodemografiche e indagini etnostoriche dimostrano, infatti, come la straordinaria quantità di monumenti funerari mappata nel Tanezzuft non fosse sufficiente a seppellire gli scomparsi di tutta la popolazione lì presente durante il Pastorale Finale.
L’archeologia funeraria, attraverso lo studio dei corredi
sepolti con gli individui, dimostra inoltre come intorno ai 3100-3000 anni
dal presente compaiano alcuni elementi di particolare pregio, come le perle
in corniola (Fig. 11), e offerte in cibo di provenienze esotica, come i
datteri di palma. L’idea interpretativa di famiglie, o elités,
capaci di negoziare gerarchicamente con altri gruppi beni di pregio e lavorazioni
specializzate, appare quindi supportata, e spiega archeologicamente l’ingresso
in questa regione della palma da dattero, verosimilmente importata da
oriente. |
Fig. 11 - Perline in corniola dalla necropoli di Tahala |
La complessa e purtroppo ancora poco conosciuta società del Pastorale Finale, gerarchicamente organizzata, socialmente complessa, e in grado di ‘parlare’ con gruppi di regioni lontane è la radice storica che vedrà ricomporsi – lungo le stesse linee – nelle prime formazioni statali: i Garamanti. Agli ultimi pastori preistorici, i Garamanti devono l’eredità di un paesaggio oramai frammentato, fatto di modeste oasi e vastissimi spazi di deserto, che saranno politicamente ‘gestiti’ mediante una organizzazione basata sul commercio e sullo scambio dei beni, come probabilmente iniziarono a fare proprio i gruppi umani del Pastorale Finale.
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Missione Archeologica Italo - Libica
nell'Acacus e nel Messak - Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
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Missione Italiana nell'Acacus e Messak Università di Roma "La Sapienza"