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Archeobotanica

Nell'ambito delle ricerche portate avanti dalla Missione Congiunta, il Laboratorio di Palinologia e Paleobotanica dell'Università di Modena e Reggio Emilia si occupa degli aspetti archeobotanici dal 1990. L'obiettivo principale è effettuare la ricognizione, l'isolamento e la determinazione dei reperti botanici, microscopici e macroscopici, presenti nei contesti studiati al fine di migliorare:

Fino ad oggi la ricerca archeobotanica, pur avendo toccato anche altri ambiti, si è concentrata principalmente nell'area montuosa del Tadrart Acacus nella fase cronologica dell'Olocene Antico e Medio (tra ca. 10.000 e ca. 3500 anni fa) e nei depositi di origine antropica portati alla luce in ripari sotto roccia e grotte, occupati da cacciatori-raccoglitori prima e da pastori poi. In futuro, saranno approfonditi anche altri aspetti, relativi ai depositi lacustri in montagna e ai siti archeologici di periodo garamantico in pianura.

Wadi Teshuinat Wadi Teshuinat Wadi Teshuinat
Acacia (Acacia tortilis var. raddiana),
alberi isolati nello Wadi Teshuinat
Spine, lunghe fino a 15 cm, e foglie
di acacia
Associazione ad Acacia-Panicum con arbusti di Zilla spinosa, Wadi Istanen

 

Caratteri dei depositi archeobotanici

Sin dalle prime osservazioni su polline e frutti del Tadrart Acacus, è emerso chiaramente che:

Wadi Teshuinat Wadi Teshuinat Wadi Teshuinat
Setacciatura a secco per estrazione
di macroresti botanici, Takarkori
Polline di tifa (Typha, max. 40 µm), Olocene Antico e primo Olocene Medio Polline di artemisia (Artemisia, max. 22 µm), tardo Olocene Antico e Medio

 

Clima, Paesaggio vegetale e Culture

una lunga storia di evoluzione del paesaggio…

Tra ca. 10000 e 8000 anni fa, il paesaggio vegetale possedeva una copertura vegetale continua, di tipo savana (con Brachiaria e Urochloa), dove erano diffusi ambienti umidi permanenti. Flora e vegetazione di questo periodo testimoniano che il clima era molto più umido e fresco del presente.
All'aumento di aridità verso la fine di questa fase, si osserva una risposta biologica tipica dell'area montuosa: la flora diviene più ricca e la vegetazione si frammenta. Il paesaggio vegetale si articola più chiaramente in un mosaico di grassland, arbusteti e zone umide, distribuito in fasce altitudinali. Alcuni tipi di vegetazione presumibilmente non hanno analoghi moderni.
Setacciatura a Secco
  Cariosside di cereale selvatico
(Brachiaria, 2,5x3 mm), Olocene Antico

La ricchezza di risorse vegetali, in particolare cereali selvatici, nelle montagne fu assai probabilmente un elemento fortemente condizionante la concentrazione umana e lo sviluppo di civiltà basate su caccia-raccolta che salirono in questa area di rifugio dalle regioni di pianura, impoverite durante le fasi aride.

Tra ca. 7000 e 5000 anni fa, il paesaggio vegetale si trasformò in una savana alberata, con maggiore frequenza di acacia e altre piante tropicali, e ancora ampia distribuzione di ambienti umidi. Il clima era ancora umido e probabilmente più caldo di prima. I cereali selvatici divennero meno vari ma rimasero abbondanti nel territorio. I pastori iniziarono ad occupare il territorio sfruttando il manto vegetale in modo assai diverso rispetto ai cacciatori-raccoglitori che li avevano preceduti.

Tra ca. 5000 e 3500 anni fa, gli ambienti umidi regredirono vistosamente, e si diffuse la savana desertica con comunità ad Acacia-Panicum e piante psammofile, per alcuni tratti già simile all'attuale ma decisamente più diffusa. Il clima divenne più arido rispetto alle fasi precedenti, ma non ancora iperarido come l'attuale. Le difficili condizioni climatiche resero l'ambiente più selettivo per le piante, e su questa forza si innestò la forte pressione operata dal pascolo degli ovicaprini.

Setacciatura a Secco Setacciatura a Secco
Uan Muhuggiag: ricostruzione ipotetica
del paesaggio vegetale nel tardo Olocene Medio
Uan Muhuggiag nel 1992

 

Verso il paesaggio attuale…

Questi studi archeobotanici portano a concludere che l'evoluzione del paesaggio vegetale olocenico nel Tadrart Acacus sia stata influenzata sia dal clima sia dalle civiltà umane:

  1. da un lato, le oscillazioni climatiche modificarono la flora locale e la sua copertura vegetale; questo stimolò 'scoperte botaniche' e indusse modifiche nelle strategie adattative;
  2. dall'altro, allo stesso tempo, l'influenza antropica sul territorio, sensibile prima attraverso la raccolta e selezione di piante, e più incisiva poi attraverso l'allevamento, modificò l'ambiente.
    L'azione combinata dei due fattori, climatico e antropico, può essere letta nel paesaggio vegetale attuale presente nell'area, ma ancora molto deve essere fatto per riconoscerne esattamente i segni.

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