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Geoarcheologia

Nell’ambito della Missione Congiunta, l’attività dell’unità di ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Milano si concentra sulla ricostruzione dei cambiamenti climatici e sulla definizione dei fattori forzanti del clima.
Il gruppo di ricerca paleoambientale è attivo da più di 12 anni e in cooperazione con gli altri gruppi di lavoro opera nelle seguenti aree: i massicci del Tadrart Acacus e del Messak Settafet, lo Wadi Tanezzuft, gli erg limitrofi (Uan Kasa, Murzuq, Titersin, Tanezzuft), le aree pianeggianti e i pediment intercalati alle montagne e agli erg.
L’obiettivo principale è quello di trovare gli opportuni archivi di proxy data; attualmente la ricerca si é concentrata sui seguenti argomenti.

I Travertini

Nel Tadrart Acacus sono stati ritrovati travertini in numerosi grotte e ripari sottoroccia, sviluppatisi in corrispondenza di fratture e di giunti di strato.
La deposizione dei travertini richiede una elevata disponibilità d’acqua, molto lontana dalle condizioni attuali.
Le ricerche puntano a datare i depositi attraverso la serie dell’Uranio/Torio e a definire la composizione isotopica per gli isotopi stabili di Ossigeno e Carbonio.

Le date vanno da 14000 a 10000 anni dal presente e hanno un basso contenuto isotopico. È possibile affermare che si sono formati per azione delle acque meteoriche percolanti e indicano, per l’inizio dell’Olocene, intense precipitazioni nel Sahara centrale.

Attualmente si stanno conducendo studi microstratigrafici su un campione dello spessore di circa 20 cm, rinvenuto in una grotta di wadi Agmir.

Fig. 1- Tin Lalan, travertini

Fig. 2 - Wadi Agmir, riparo sottoroccia
e deposito
organico conservato

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La Rock Varnish

La rock varnish (o vernice del deserto) è un fine strato arricchito in manganese, che ricopre la superficie delle arenarie esposte all’atmosfera: l’origine viene in genere attribuita all’attività microbica avvenuta nel passato con condizioni climatiche più umide. È stato possibile ottenere delle datazioni al radiocarbonio (collocate nell’Olocene antico e medio), ma ancora non è esattamente noto quale parte della vernice sia stata datata.


La vernice del deserto del Messak Settafet, come indicato dalle osservazioni al microscopio ottico ed elettronico, è costituita da tre microlivelli con differente composizione, riconducibili a tre differenti fasi dell’Olocene: il livello più interno è ricco di argilla di origine illuviale, legata a condizioni umide, inoltre la presenza di P205 indica attività biologica duranti le fasi di deposizione; il secondo microlivello è arricchito in manganese e ha origine batterica; il livello più esterno, infine, è costituito da sabbia quarzosa di origine eolica e si è formato durante la desertificazione tardo olocenica.

Fig. 3 - Il paesaggio del Messak (sopra) e la
Rock Varnish in sezione sottile (sotto)

Fig. 4 - Erg Uan Kasa, deposito lacustre
al di sotto delle dune

 

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Depositi di Origine Antropica nelle Grotte

I depositi in grotta hanno un’età compresa tra 9700 e 3800 anni dal presente; si sono originati a causa della frequentazione umana dei ripari e sono composti principalmente da frammenti vegetali, materiale organico e sterco animale. Al di là del significato archeologico, i depositi di origine antropica sono una delle principali fonti di informazione paleobiologica e paleoambientale per l’antico e medio Olocene.


Le osservazioni micromorfologiche mostrano che i depositi di sterco sono laminati a causa dell’intenso calpestio, e sono composti da frammenti di piante erbacee, semi, componenti minerali e coproliti: questi elementi lasciano supporre la destinazione di stalla ai ripari. Comuni nel dung sono presenti anche gli sferuliti, la cui analisi permette di definirli come caprini o ovini. Attualmente, secondo le linee di ricerca introdotte da Canti, l’analisi si sta orientando anche verso altri tipi di sterco, come il guano di uccello, ben conservato in molti ripari. Inoltre dalle sezioni sottili è possibile riconoscere anche la presenza di fosfati ed amido.


Nei depositi è possibile individuare anche resti costituiti da esoscheletri di insetti: le ricerche sono all’inizio, ma sembrano avere grosse potenzialità come indicatori paleoambientali per le grotte e l’ambiente immediatamente circostante. Coleoptera, Curculionidae e Hymenoptera Apoidea indicano la presenza di piante con foglie e fioriture al di fuori del riparo. Alcuni Coleoptera (Dermestidae, Ptinidae e Tenebrionidea) sono legati alla conservazione di derrate alimentari all’interno delle grotte. Infine, altri gruppi di Coleoptera sono comunemente associati allo sterco animale.

Fig. 5 - Erg Uan Kasa, sequenza
deposizionale lacustre e facies
sedimentarie dei depositi di lago
(le tre foto sotto)

 

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I Depositi Lacustri

I depositi lacustri individuati nei corridoi interdunari testimoniano la presenza nel passato di laghi negli erg, originati da intense precipitazioni; durante l’Olocene queste hanno provocato una sovrassaturazione all’interno delle dune e la conseguente risalita della tavola d’acqua. Le date al radiocarbonio indicano attività lacustre tra 8400 e 4600 anni dal presente. La sequenza di deposizione, costituita dalla successione torba, fango carbonatico e infine crosta di gesso, indica la progressiva salita del livello del lago e la successiva estinzione del bacino.


I molluschi presenti nel sedimento e i frammenti di uova di struzzo prossimi ai depositi rappresentano un archivio della composizione isotopica delle acque dei laghi e dell’intensità di precipitazione nelle aree circostanti. Queste ricerche sono agli inizi, ma per i molluschi è possibile osservare una composizione isotopica molto leggera attorno 7000 BP (intense piogge).

Fig. 6 - Erg Uan Kasa, molluschi e
uova di struzzo (sotto)

 

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IL Sistema Delta-Lago di Garat Ouda

Garat Ouda un antico bacino lacustre originariamente alimentato, attraverso un delta, da un ramo laterale di wadi Tanezzuft: i canali del delta e gli elementi geomorfologici del lago sono perfettamente conservati. Numerosi sono i siti archeologici, rappresentati principalmente da migliaia di fireplaces (ne sono stati localizzati almeno 3000), in stretto rapporto con i canali del delta.


In base alle evidenze geomorfologiche e a quelle archeologiche, sono state riconosciute tre differenti fasi di progradazione del delta; nessuna data successiva a 4500 anni bp è stata ottenuta dal materiale archeologico raccolto in corrispondenza dei sedimenti del delta. Questa data è interpretata come il momento della quasi istantanea essiccazione del lago, dovuta alla diminuzione di portata dello wadi Tanezzuft e alla successiva interruzione della sua diramazione.

Fig. 7 - Garat Ouda, paleoalveo
mandreggiante del delta

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La Desertificazione Tardo-Olocenica:
Dendroclimatologia di Cupressus Dupreziana

Proxy data geologici per le variazioni ambientali avvenute negli ultimi millenni sono pressoché assenti, a causa dell’erosione eolica che ha agito su ogni elemento del paesaggio. Una possibile fonte di informazioni è rappresentata dal Cupressus dupreziana, il Cipresso del Tassili, che ancora oggi cresce in un limitato numero di esemplari in alcune località algerine che fanno parte del bacino idrografico dello wadi Tanezzuft e quindi sono in stretta connessione con l’area di ricerca. Dato che gli alberi vivi non sono accessibili dalla Libia, per le analisi dendroclimatiche sono state usate le assi di legno di Cupressus dupreziana, che in un recente passato venivano importate dall’Algeria per costruire le porte delle case delle città vecchie di Ghat e Barkat. Gli anelli di legno di 11 esemplari sono stati misurati e datati con il metodo del radiocarbonio con l’ausilio dell’acceleratore; sono state ottenute delle curve dendroclimatiche, che coprono il periodo compreso tra 5200 e 500 anni BP (5900-520 anni bp calibrati).

Fig. 8 - Porta di Cupressus dupreziana
nella vecchia città di Barkat

 

Dato che lo spessore degli anelli di crescita del legno dipende dalla disponibilità idrica, le curve rappresentano un dettagliato record per le precipitazioni. Nonostante alcuni problemi di datazione, crescita annuale e indicizzazione del trend di crescita in via di risoluzione, le curve indicano una intensa aridificazione a 5000 anni dal presente, successive fasi di incremento nelle precipitazioni (a 3000-2000 anni BP, 3200-2400 anni BP calibrati) e infine l’inizio di condizioni estremamente aride a 1500 anni BP (1370 anni BP calibrati).
Questi dati sono in accordo con le informazioni geologiche raccolte nell’area e con numerosi proxy data paleoambientali provenienti dall’Africa Equatoriale e del Medio Oriente, pertanto si ritiene abbiano una valenza generale.

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Depositi Pleistocenici

Fig. 9 - Erg Uan Kasa, Paleosuolo
su duna fossile

Durante l’ultima campagna di terreno (Gennaio-Febbraio 2003) sono stati trovati, nell’area dell’erg Uan Kasa, alcuni depositi pre-olocenici, che indicano una fase umida pleistocenica. Questi depositi sono costituiti da depositi lacustri fortemente cementati e da dune fossili con paleosuoli con orizzonti profondi argillosi. In molti casi questi depositi sono associati a manufatti Acheuleani. Manufatti del Paleolitico superiore (ad esempio galets amenagees) sono stati trovati in relazione a questi depositi, inoltre sono stati osservati anche resti fossili di grandi mammiferi e rettili. Sono attualmente in corso datazioni U/Th per definire cronologicamente questi depositi.

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Missione Archeologica Italo - Libica nell'Acacus e nel Messak - Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
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