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I massicci del Sahara centrale, di cui fanno parte l’Acacus e il Messak, costituiscono una sorta di ‘spina dorsale’ che attraversa l’Africa settentrionale. Racchiudono testimonianze preziose di carattere geologico, faunistico e floristico, sospese in un delicato equilibrio pesantemente minacciato all’alba del nuovo millennio. Alcuni di questi rilievi montuosi africani (es. il “Parc National du Tassili”, creato nel 1972) ricevono già una tutela adeguata, almeno dal punto di vista teorico legislativo. Negli ultimi decenni il Sahara ha definitivamente perduto la sua leggendaria invulnerabilità contro le moderne tecnologie occidentali. Le tracce dei pneumatici violano le dune e le pianure, e le impronte dei veicoli si insinuano fin dentro i ripari scavati nella roccia (Fig. 1). Mai come in questi ultimi anni, turismo e ricerche petrolifere (Fig. 2) rappresentano un pericolo effettivo anche per una delle più suggestive e importanti aree archeologiche del pianeta, definita “Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale” dall’UNESCO fin dal 1985: l’arte rupestre dell’Acacus. Il riconoscimento dell’UNESCO, però,
non impedisce per se il perpetrarsi di pratiche di abuso del territorio,
in assenza di regole conosciute e conoscibili a chiunque si muova e
operi nella regione. Servono quindi ulteriori strumenti per garantire
un’efficace
conservazione dell’area (Fig. 3). |
Fig. 1 - Il Celebre sito di Uan Amil
con le fuoristrada dei gruppi
organizzati
Fig. 2 - Estrazione di petrolio
Fig. 3 - Il cartello in prossimità di
un |
In questa direzione, nel Marzo 2000, il Presidente del Dipartimento delle Antichità di Tripoli Ali Khadouri ha invitato la Missione Congiunta Italo Libica a partecipare attivamente alla progettazione di un parco nazionale nella vasta zona attualmente in concessione all’Università di Roma “La Sapienza”(Fig. 4). È fuori di dubbio che la crescente attività turistica garantisca notevoli introiti per il paese ma rischia allo stesso tempo di produrre danni alle raffigurazioni rupestri (Fig. 5) e al consistente materiale archeologico di superficie, oggetto di una grave quanto pressoché indisturbata attività di alterazione o asportazione. Ugualmente, le prospezioni geologiche e l’attività estrattiva condotta dalle compagnie petrolifere (Fig. 6) contribuiscono allo sviluppo economico dell’industria locale e nazionale, ma mettono a repentaglio l’integrità di vaste regioni (Fig. 7). Il sovrasfruttamento delle limitate risorse naturali, l’inquinamento e l’alterazione del paesaggio sono solo alcuni degli effetti immediati causati dall’improvviso quanto massiccio afflusso di uomini e mezzi, che deve essere opportunamente monitorato dalle Autorità libiche, attraverso strumenti legislativi adeguati. In questo senso la Missione propone un articolato progetto volto alla costituzione di un parco nazionale, comprendente i rilievi dell’Acacus, la pianura di Uan Kasa, l’altopiano del Messak e i margini occidentali dell’hammada di Murzuq, nonchè alcuni “siti” di eccezionale rilevanza, come la città di Ghat e Germa. Una superficie approssimativamente trapezoidale, le cui dimensioni massime raggiungono i 150 km per 350 km, racchiusa tra le coordinate di 26°30’N – 24°30’N e 10°00’E – 13°00’E, ricca di “zone” diverse geograficamente, soggette a rischi peculiari, il grado di sensibilità delle quali è peraltro variabile. Sembra opportuno quindi circoscrivere
tali “zone” e dotarle di specifica protezione, calibrando
così il
moderno impatto antropico sulla reale fragilità dei contesti
storici, naturalistici, geologici ed etnografici. La regolamentazione
degli accessi dei flussi turistici, l’istituzione di un servizio
di vigilanza competente e corresponsabile, la distribuzione di licenze
e concessioni di sfruttamento delle risorse idrogeologiche, il controllo
dello sviluppo delle infrastrutture, sono alcuni degli obiettivi
principali dello strumento di tutela che si propone, che deve inoltre
prevedere la fattiva collaborazione delle comunità Tuareg. |
Fig. 4 - Il progetto del
Parco Archeologico dell'Acacus e Messak
Fig. 5 - Mauro Cremaschi controlla
Fig. 6 - La griglia di piste per
i bulldozer
Fig. 7 - Enormi spostamenti di terreno |
Le Autorità Libiche stanno cercando di conciliare le necessità di sviluppo della regione con le esigenze di salvaguardia del suo patrimonio, ma si tratta di un compito complesso e impegnativo, ragione per cui alcune missioni archeologiche straniere hanno tentato di aiutare il Dipartimento delle Antichità di Libia con interventi di salvataggio (soprattutto nel Messak). L’avvio di un progetto preliminare per la costituzione del Parco Archeologico dovrebbe, in definitiva, garantire la sostenibilità di qualsiasi intervento da realizzarsi all’interno di questo unico, suggestivo grande museo a cielo aperto, degno di essere apprezzato anche nei tempi futuri.
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Missione Archeologica Italo - Libica
nell'Acacus e nel Messak - Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
Via Palestro 63, 00185 Roma - Italia | Tel/Fax: [+39] 06.4467661
E-mail: info@acacus.it
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Missione Italiana nell'Acacus e Messak Università di Roma "La Sapienza"